Relazione del Sindaco nella seduta del Consiglio Comunale del 23 Dicembre 2002
La proposta di bilancio 2003 che presentiamo al Consiglio è, di fatto, quella che si avvia a concludere il mandato amministrativo della coalizione che ha retto il governo del Comune in questa consigliatura.
Sarà dunque occasione per delineare alcuni aspetti di consuntivo per una traiettoria amministrativa che si proietta, più complessivamente, su un arco temporale di ormai otto anni, e per enucleare criticità e prospettare soluzioni ai problemi della città per il presente e in chiave futura.
Ci eravamo raffigurati di poter arrivare a questo appuntamento in una condizione generale del paese, e specifica per gli enti locali, tutt'affatto diversa. Non era infatti velleitario presumere che il lungo percorso di innovazione e di rafforzamento dei poteri, operato negli anni '90, a partire dalle leggi 142/90 e 81/93, per passare poi alle riforme Bassanini (L.57/97; L. 127/97; D.Lgs 112/98), al Testo Unico per gli enti locali (L.267/00) e finire alle modifiche al Titolo V della Costituzione, potesse consegnarci una situazione di effettiva autonomia e responsabilità, debitamente sostenuta da un impianto di federalismo fiscale che garantisse certezza sul piano delle risorse finanziarie adeguatamente correlate a quei poteri e funzioni.
Purtroppo, e senza tema di smentite, la realtà è ben altra: in 55 anni di storia repubblicana è arduo rinvenire una politica così intrinsecamente centralista come quella praticata dall'attuale governo.
Basti pensare al provvedimento sui ripetitori di telefonia, alla legge obiettivo sulle grandi opere, alle disposizioni inserite in finanziaria per un controllo invasivo e soffocante del Ministero del Tesoro sulla contabilità e la cassa degli enti locali: l'elenco sarebbe davvero troppo lungo. Questa impostazione politica ha trovato, nella finanziaria che sta completando il suo iter parlamentare, una traduzione assolutamente coerente.
E, conseguentemente, il nostro giudizio, insieme a tantissime altre voci critiche, non può che essere profondamente negativo.
Non ci convincono le previsioni di entrata, che sovrastimano un andamento dell'economia ormai palesemente contraddetto dai dati della realtà quotidiana, né ci ritroviamo nelle soluzioni estemporanee di finanza creativa (pensiamo alle cartolarizzazioni) del Ministro del Tesoro, poiché queste produrranno, nella migliore delle ipotesi, benefici di breve momento, ma appesantiranno il debito nel medio periodo. Soprattutto, avversiamo la pratica dei condoni, in primis per ragioni di equità sociale, e soprattutto perché scelte di questa natura, premiando i "furbi", possono indurre effetti deleteri sul comportamento civico e sul senso collettivo di osservanza della legalità.
Dal nostro punto di vista, il Governo, a fronte di una situazione economica, generale e della finanza pubblica, che avrebbe richiesto pesanti sacrifici, e una precisa assunzione di responsabilità, con correzioni della linea di politica economica fin qui seguita, ha scelto la scorciatoia della propaganda di facciata. Si è voluto lanciare comunque il messaggio - ingannevole - dell'alleggerimento della pressione fiscale. Ma, per farlo, si è dovuto presumere un andamento delle entrate che non si realizzerà, né per il 2003, né tanto meno per il 2004, e si è intervenuti pesantissimamente con tagli sull'intero arco delle politiche di welfare, dalla sanità all'assistenza, dal canone sociale all'istruzione e alla ricerca.
Per venire più direttamente a noi, ciò significa, in crude cifre, meno 2,5 milioni di euro di trasferimenti rispetto al 2002, cui si devono aggiungere le conseguenze del taglio del 10% operato sui fondi trasferiti alle Regioni per scuola, assistenza, fondo sociale per l'affitto, per un possibile importo complessivo, se la Regione non riuscirà a sterilizzare questa decurtazione, di alcuni ulteriori milioni di euro: somme che coprono, allo stato attuale, servizi e prestazioni reali che noi già eroghiamo. Alle minori entrate fanno poi riscontro gli automatismi delle maggiori spese, come quelle derivanti da oneri contrattuali pari a 2,3 milioni di euro, che vengono totalmente accollati al bilancio del Comune.
Mi pare che come esemplificazione del quadro di difficoltà reali con cui siamo chiamati a misurarci possa bastare: anche perché a ciò si aggiungono gli ulteriori maggiori costi dovuti alle dinamiche inflattive, alla lievitazione (ben oltre l'inflazione) dei prezzi per le forniture di beni e servizi, e gli aumenti conseguenti all'attivazione dei nuovi programmi realizzati nel corso del 2002.
Per rendere un po' meno complicata l'intera situazione sarebbe sufficiente che il Governo e il Parlamento si disponessero ad applicare il nuovo dettato costituzionale del Titolo V modificato. Vorremmo cioè che come si riconosce, nella Costituzione, parità di rango, e solamente una distinzione dettata dal profilo delle funzioni, tra i vari livelli istituzionali, così tutti fossero ugualmente attenti a rispettare le regole, e a praticare comportamenti di scrupolosa osservanza delle norme. Tralascio il fatto, pur in sé significativo, che, in rapporto ai Comuni della sua stessa classe, il Comune di Modena avrebbe titolo a vedersi riconoscere + 2 milioni di euro di trasferimenti: si tratta di una palese iniquità, che speriamo le prospettive di un federalismo fiscale coniugato con parametri obiettivi di perequazione saprà una buona volta risarcire. Ciò che è inaccettabile, invece, è la pratica di non corrispondere somme o rimborsi che il Comune dovrebbe vedersi riconosciute integralmente, e che vengono invece sottostimate o forfettizzate. Le spese che sosteniamo per la giustizia, il rimborso dell'IVA sui trasporti e per l'esternalizzazione dei servizi, ovvero gli oneri derivanti dai trasferimenti di nuove funzioni come previsti dalle leggi Bassanini: tutto questo va a comporre un "credito" che il Comune vanta nei confronti dello Stato, solo considerando il periodo dal '97 ad oggi, pari a 5,2 milioni di euro, particolarmente accresciutosi con le finanziarie dell'ultimo biennio. Con buona pace delle ammiccanti rassicurazioni del Presidente del Consiglio, questi sono proprio soldi che lo Stato e il Governo prendono indirettamente dalle tasche dei cittadini! Ma c'è una ragione più di fondo che motiva il nostro giudizio del tutto negativo sulla finanziaria in discussione: è la filosofia che la ispira, è il modello di relazioni tra individui, famiglie e società per l'affermazione dei diritti e la soddisfazione dei bisogni che emerge dalle scelte politiche attuate che ci preoccupa, e riteniamo possa determinare conseguenze dannose per il sistema paese, oltre che indubbiamente per la ricchezza e la qualità dello sviluppo della nostra comunità locale.
C'è, in questa finanziaria, seppur confusa e contraddittoria, un'idea di società in cui si è più liberi e si hanno più opportunità quando c'è meno stato, e tutto si risolve all'interno del mercato, nella relazione tra domanda e offerta anche in settori delicati e cruciali come la scuola, la sanità, l'assistenza. Da qui discende l'idea dello sgravio fiscale, del "buono" con cui si "acquista" un servizio, scegliendo liberamente nel ventaglio delle possibilità e delle convenienze. Così nascono gli sgravi per le famiglie i cui figli frequentano le scuole private, ovvero l'agevolazione, per chi utilizza i nidi aziendali rispetto alla famiglia che usufruisce invece di un nido comunale.
C'è alla base una idea povera, fondamentalmente economicista del welfare, con un ruolo tendenzialmente residuale del pubblico, a vantaggio di agenzie e modelli che inevitabilmente selezioneranno in ragione della capacità di spesa delle famiglie, e a scapito delle categorie socialmente più deboli. In questo quadro la devolution non è solo una stramberia di Bossi: è il contenitore istituzionale organico a un disegno di disarticolazione dell'universalismo dei diritti e della uguaglianza delle opportunità per tutti i cittadini.
E invece noi sappiamo bene che la nostra Modena non sarebbe la realtà che è se non fosse stato sviluppato un diverso progetto di welfare, in cui la crescita delle opportunità per i singoli, e la capacità di intraprendere e generare ricchezza e occupazione si è positivamente contemperata con politiche che hanno teso ad attenuare le disuguaglianze e hanno fatto dello sviluppo dei servizi educativi, culturali, sociali e aggregativi non solo una risposta positiva ai bisogni delle persone e delle famiglie, ma anche un valore aggiunto a sostegno della piena occupazione e della crescita economica, e, soprattutto, una palestra per straordinarie esperienze di acculturazione collettiva sui temi della responsabilità, della socialità e della partecipazione: processi che hanno concorso a far nascere e radicare profondamente senso civico e coesione sociale.
Per questo, insieme col benessere generale, e l'incremento quantitativo, l'aspetto caratterizzante delle nostre esperienze di welfare è rappresentato dalla ricerca di una sempre più elevata qualità, e dal fatto che il pubblico non si sottrae ad un ruolo, non solo gestionale, ma soprattutto di regolazione e controllo, a garanzia che chiunque entri nella "rete" non possa prescindere da standards che assicurino eguaglianza a tutti gli utilizzatori, a prescindere da chi sia il soggetto erogatore.
E ciò perché, in questa prospettiva, la scuola, la sanità, l'assistenza, e le relazioni tra le istituzioni e le persone che tali funzioni sottendono non sono riducibili allo schema di una transazione commerciale tra acquirente e venditore, né possono essere regolati solo sul parametro del costo più conveniente, o del livello minimo della prestazione da garantire.
Spero di essere riuscito a dare il senso della radicalità delle differenze: siamo in presenza di due diverse, antitetiche, visioni della società, e di due opposte prospettive di risposte alle sfide di innovazione e modernizzazione delle politiche di welfare, per interpretare la complessità e le trasformazioni culturali e sociali che stanno caratterizzando da almeno un decennio il nostro paese, e pure la nostra città.
E, del resto, questo della radicalità delle differenze, è un aspetto che emerge con nettezza se si prendono a riferimento altri orizzonti valoriali e morali. Penso al profilo etico, che pure dovrebbe costituire una pre-condizione per l'esercizio di responsabilità pubbliche, e alle grandi questioni mondiali, alla incombente minaccia della guerra contro l'Iraq e alla necessità di tener fermi i principi e i valori della pace, dell'autonomia europea, dell'autorevolezza degli organismi mondiali, cui tutti dovrebbero uniformarsi.
E' il senso che ho inteso esprimere anche scegliendo la citazione di un premio Nobel per la pace nel formulare gli auguri per il 2003 "compito sommo degli istituti umani, fra cui anche il progresso, è quello non solo di preservare gli uomini da sofferenze inutili, e da morte precoce, ma anche di conservare nell'uomo tutta la sua umanità: la gioia del lavoro svolto con l'intelligenza delle mani e della testa, la gioia del mutuo soccorso e di un rapporto felice con gli uomini e con la natura, la gioia della conoscenza dell'arte".
La sfida dell'innovazione e della modernizzazione per corrispondere al meglio alle rilevanti trasformazioni che hanno attraversato Modena nell'ultimo decennio non ci coglie certo impreparati: lo stato generale dell'economia, del reddito, e dell'occupazione sono tra i più elevati del Paese (di recente la Camera di Commercio ha reso noto l'andamento dell'export sui primi 10 mesi del 2002 che registra un + 2,5% circa rispetto allo stesso periodo dal 2001, in netta controtendenza rispetto all'incremento zero che caratterizza la realtà regionale, e ancor più in rapporto al - 3,5% circa del dato nazionale). Così pure l'occupazione è in crescita, mentre la dinamica inflattiva, a livello locale, appare decrescente. E proprio alcuni giorni fa il Sole 24 Ore dava conto di una ricerca Unioncamere sul valore aggiunto pro capite (l'indicatore "principe" nella misurazione dei livelli di sviluppo) che vede la realtà modenese brillantemente al 3° posto, superiore di oltre il 37% alla media nazionale.
Per altro verso sono avviati i grandi programmi di investimento per l'attuazione del disegno infrastrutturale come definito dagli accordi per la realizzazione della ferrovia ad alta capacità, c'è una forte crescita dell'edilizia residenziale e per gli insediamenti produttivi, prendono corpo i cantieri nei diversi comparti lungo la fascia ferroviaria, siamo in presenza di una importante ripresa del ruolo del centro storico cittadino in rapporto al resto della città e del territorio. A queste dinamiche, positive, sono correlati centinaia e centinaia di milioni di euro di finanziamenti, pubblici e privati, che se pur non potranno da soli compensare le conseguenze del rallentamento dell'economia internazionale e nazionale, possono di certo concorrere a limitarne gli effetti. E tutto questo non è certo indipendente dall'azione di governo del Comune: se oggi la città vive una rinnovata stagione di vitalità, intrapresa, buon grado di benessere e qualità della vita, e ha rafforzato il suo posizionamento ai punti alti della realtà nazionale, ciò è anche un riflesso delle scelte compiute in materia di programmazione infrastrutturale, di politiche urbanistiche che hanno invertito una tendenza verso uno sviluppo eccessivamente diffusivo, puntando al recupero e alla riqualificazione delle zone dismesse e del centro storico, oltre che dell'azione condotta nel campo dei PEEP, dei PIP e sul terreno della promozione culturale, del marketing territoriale, dei servizi.
In questi ormai otto anni il Comune ha indirizzato, accompagnato, sostenuto, con la sua azione di governo, questo processo di rilancio, in primo luogo con uno straordinario impegno sul versante degli investimenti: oltre 400 milioni di euro, con una percentuale pari all'88% di autofinanziamento sono un dato di assoluto rilievo. Si tratta di un indicatore di come sia stata trasformata anche la struttura delle politiche di bilancio e gestionali della amministrazione comunale: abbiamo ridotto l'indebitamento, che nel '95 pesava sul bilancio del Comune per quasi 15 milioni di euro, e che è sceso progressivamente fino a circa 8 milioni nel '99, e per il 2002/2003 si attesterà intorno ai 2 milioni e cinquecentomila euro.
Anche sotto il profilo gestionale, la dismissione di servizi come il Mercato Bestiame, la trasformazione gestionale delle Farmacie, la costituzione in Fondazione del Teatro Comunale e di ERT, il nuovo assetto organizzativo e gestionale di parte delle strutture protette, e per talune tipologie di servizi all'infanzia ha consentito di coniugare economicità ed efficacia qualitativa, rendendo meno rigida la spesa e consentendo margini per espandere l'offerta di opportunità e prestazioni, pur rimanendo pienamente all'interno dei vincoli imposti dal patto di stabilità.
In questa direzione siamo impegnati a proseguire la ricerca di ulteriori opportunità e convenienze, ma proprio l'ampiezza delle trasformazioni operate non può consentire approcci superficiali che tendono a minimizzare le conseguenze delle riduzioni operate dalla finanziaria come agevolmente assorbibili entro le pieghe di un maggiore rigore gestionale.
Di più, vorrei sfatare anche uno stucchevole luogo comune, che tende a raffigurare le politiche di bilancio dal '95 ad oggi come segnate dalla cogenza del fare "cassa", con la conseguenza di un depauperamento delle risorse e del patrimonio comunale.
E' vero invece il contrario: in questi anni tutta la valorizzazione dei beni dell'Ente finalizzata a finanziare gli investimenti non ha determinato alcun depauperamento del patrimonio comunale che anzi è cresciuto, passando dai 629.894.756 euro del 31/12/1995 al valore attuale (dato 31/12/2001) di 792.396.527 euro.
Anche la vicenda Meta, se la si valuta con obiettività, ha rappresentato una importante operazione di valorizzazione di un bene collettivo al servizio della città e del territorio.
La trasformazione delle due municipalizzate AMIU e AMCM in una Società per Azioni multiservizi aperta alla partecipazione di altri comuni soci coi relativi territori di pertinenza ha conosciuto ovviamente anche problemi di assestamento e riorganizzazione, ma oggi l'azienda (assicurando sempre un elevato livello di prestazioni) realizza utili superiori a molte altre realtà, e può guardare alla prospettiva della borsa, per il prossimo mese di febbraio, pur in un quadro poco propizio, con sufficiente tranquillità. In questo modo si potrà completare un iter, come fissato dall'art. 35 della finanziaria 2001, che è sicuramente vantaggioso sotto l'aspetto della valorizzazione, ai fini non solo di una parziale remunerazione del capitale per gli enti proprietari, ma anche per portare risorse a sostegno del piano industriale dell'Azienda.
Ma su questo aspetto avremo modo di tornare più approfonditamente alla ripresa di gennaio, quando il Consiglio sarà chiamato a deliberare sulle caratteristiche della struttura dell'offerta che si intende presentare ai risparmiatori e agli investitori istituzionali. Così come si prospetta interessante e positivo il processo che coinvolge l'Azienda Trasporti ATCM, sotto il profilo gestionale, finanziario, e delle strategie di alleanze.
Insomma, ciò che interessava evidenziare in questa sede è il fatto che per tutte le trasformazioni gestionali o patrimoniali su cui siamo intervenuti, il pubblico non ha mai rinunciato a garantire per sé un ruolo non solo di controllo e garanzia, ma di effettiva e incisiva partecipazione.
Se oggi siamo in grado di proporci di "resistere", e anche di sviluppare una azione di forte opposizione, verso scelte che sono per noi penalizzanti, e che confliggono con il progetto di città che la maggior parte dei cittadini ci chiede di preservare, è anche in forza delle politiche programmatiche di bilancio e di organizzazione che abbiamo sviluppato in questi anni.
Il progetto di bilancio 2003-2005 che presentiamo muove da una lettura dei principali bisogni e criticità cui occorre assicurare risposte, se si vuole assecondare, ferma un'ottica di sostenibilità, la crescita economica e sociale della città.
Non può certo prescindere dai vincoli e condizionamenti derivanti dalla finanziaria, ma non intende neppure restarne prigioniero.
Ci misuriamo dunque con i problemi reali, della città e delle persone. Tra questi, senza dubbio, c'è quello della casa: non, per fortuna, per quel 75% di modenesi che la casa la possiede in proprietà. Il problema, di reperire una casa in affitto, c'è in quella fascia di persone e famiglie che arrivano da noi, provenienti dal sud o dall'estero, per lavorare, e colmare così un vuoto di figure professionali che le imprese private e le aziende pubbliche non riescono più a trovare in loco, ma spesso non si fermano perché il costo da sostenere per loro e le loro famiglie è troppo elevato rispetto allo stipendio percepito. Lo possono avere, questo stesso problema, anche le famiglie di anziani, o gli anziani soli, i coniugi che si separano, i giovani che intendono costruire un progetto di vita in autonomia dai genitori.
La soluzione di questo problema non riguarda solo i "bisogni" di queste persone, che già sarebbe ragione sufficiente per farsene carico: è interesse complessivo della comunità locale che si possano trovare delle risposte in positivo, perché ciò stabilizza l'occupazione, garantisce un miglior equilibrio tra offerta e domanda di lavoro, riduce potenziali elementi di disagio e tensione sociale.
Più in generale, nel quadro complessivo di benessere che connota la città, occorre essere consapevoli che esiste una fascia di nostri concittadini (e si tratta appunto di coppie di anziani, famiglie in cui c'è un solo reddito di sostentamento, persone, per lo più donne, che vivono sole, e anche coppie di giovani) che non si trova in condizione di povertà, ma per i quali il livello del reddito è tale che, per effetto di oggettive difficoltà, se non si trovano risposte appropriate, potrebbe scivolare verso quella condizione.
Sulla casa, in questi anni, noi abbiamo fatto molto, determinando la realizzazione di oltre 3.000 alloggi, di cui 1.500 circa nei PEEP, con una percentuale del 30% per l'affitto calmierato. Inoltre, si sono fronteggiate le situazioni più critiche anche attraverso lo strumento del canone sociale per l'affitto.
Nel bilancio 2003 - 2005 confermiamo tale impegno, sia nell'ambito del piano triennale, che prevede la costruzione di 2.000 nuovi alloggi PEEP (sono già in attuazione gli interventi nei Peep Galilei, Cognento, Villanova e Pergolesi), di cui il 30% destinati alla locazione, sia attraverso il fondo sociale per l'affitto, con una nostra previsione di circa 1 milione di euro, che integra i 3 milioni di euro assegnati dalla Regione.
Ma lo sforzo del Comune non si ferma qui: per favorire la diffusione del ricorso allo strumento dei patti concordati l'aliquota ICI per i proprietari che rendono disponibili per l'affitto i loro alloggi secondo quella modalità contrattuale verrà ridotta dall'attuale 4,8 al 3,5 per mille. Inoltre, nel 2003, sulla base di intese già avviate con ACER, si darà vita a una agenzia mista per l'intermediazione e la garanzia nei rapporti tra locatori ed affittuari, e si svilupperà un progetto per la costituzione di un fondo a sostegno di realizzazioni immobiliari finalizzate all'affitto, anche con l'obiettivo di compensare la soppressione dei fondi ex-Gescal.
Come si vede, il nostro intendimento è agire su un ventaglio ampio di possibili risposte, non solo per aumentare le disponibilità rispetto ai bisogni, ma anche per dar corpo a programmi e interventi più strutturali, che gradualmente consentano la sostituzione delle azioni più congiunturali e di assistenza.
L'altra priorità con cui ci misuriamo è la crescente domanda di servizi nido. Se guardiamo alla composizione sociale della realtà modenese, e allo sbilancio tra forze di lavoro attive presenti, e le esigenze delle imprese, non si può non convenire che l'obiettivo non può non considerare, per gradi, il traguardo dell'universalismo delle soluzioni da assicurare, pur con tipologie differenziate, alla domanda delle famiglie. Proseguiremo dunque nell'impegno ad ampliare la gamma delle disponibilità di posti, che passeranno nell'anno scolastico 2002-2003 da 1281 a 1413 (ai quali, entro fine anno, si aggiungeranno i 50 posti del nido di Via Dalla Chiesa). Anche per quanto riguarda le scuole dell'infanzia i posti disponibili complessivamente passeranno da 4375 a 4459. E, inoltre, va considerato che nell'arco dell'anno scolastico 2002-2003 anche i posti nei servizi integrativi ai nidi (come centri gioco, maternage, etc.) cresceranno da 360 a 453. Come si vede, sono numeri di incremento rilevanti: che potrebbero esserlo ancora di più, se i vincoli imposti da questa finanziaria non fossero così corposi e limitativi.
Il terzo asse di priorità riguarda, complessivamente, l'ambito degli interventi in campo sociale. Il Consiglio Comunale ha di recente discusso il Programma Salute Anziani, come articolazione del Piano per la Salute, e, precedentemente, il Piano Sociale di Zona.
Non starò dunque a riprendere il pacchetto delle 66 azioni, per complessivi 65 milioni di euro, che costituiscono l'ossatura del programma salute anziani, se non per sottolinearne la ispirazione fondamentale: poiché gli anziani ultra 65enni sono nella nostra città più di 37.000 occorre che l'intera comunità si faccia carico di pensare l'organizzazione degli spazi urbani, della mobilità e delle relazioni tra le persone, del dimensionamento dei servizi in modo che anche questi cittadini, e le loro famiglie, possano vivere con benessere la loro esistenza, trovando per questo gli aiuti necessari graduati a seconda delle diverse e complesse esigenze che, con l'avanzare dell'età, possono insorgere.
Questo è il senso della legge regionale n. 5/94, che conserva tuttora appieno la sua validità. Nel quadro di quell'insieme di azioni prefigurato dal programma sopra richiamato, nel 2003, per il bilancio del Comune, le maggiori risorse saranno indirizzate a sviluppare i servizi semi residenziali per anziani per almeno 20 posti aggiuntivi, nonché ad attivare due nuovi centri di accoglienza residenziali per il bisogno adulto (per circa 30 posti complessivi). Si potenzieranno (con un incremento dell'ordine di 25 posti) anche i servizi residenziali rivolti a minori affidati alla tutela del Comune. Quanto agli investimenti nel settore, col 2003 si prevede l'avvio del cantiere per la realizzazione della VII Struttura di Residenza sanitaria Assistenziale (per una dotazione di 60 posti, più 20 di Centro diurno), e la ristrutturazione della Casa Protetta Cialdini, per un impegno complessivo di oltre 10 milioni di euro.
Da ultimo, noi confermiamo l'impegno per continuare a sviluppare una ingente quantità di opere e investimenti. Non solo perché la vitalità dell'economia locale e le trasformazioni avviate nella città lo richiedono imperativamente, ma anche perché, proprio in una fase che potrebbe essere internazionalmente e nazionalmente poco favorevole, tenere alto il volume degli investimenti pubblici, su linee di sostenibilità, può rappresentare un contributo importante per l'economia e l'occupazione. Col 2002 noi raggiungeremo, e forse supereremo, gli 84 milioni di euro in investimenti: e nel prossimo triennio ci prefiggiamo di realizzarne una quantità superiore ai 300 milioni.
I comparti di maggiore impiego di risorse saranno quello dell'investimento sulle sicurezze, che comprendono il tema della sicurezza stradale, quello degli edifici scolastici e della qualità e sicurezza urbana con programmi pilota come quello legato alla fascia ferroviaria che nel 2003 vedrà l'entrata in funzione del progetto di videosorveglianza mediante un sistema di telecamere (pari a 1 milione e 468 mila euro, comprendenti anche altri interventi nell'area, tra cui l'avvio della riqualificazione della zona Cavalcaferrovia Mazzoni).
Nel capitolo delle grandi infrastrutture, dopo l'apertura delle complanari, col completamento dell'anello delle tangenziali, il 2003 vedrà la partenza di importanti interventi strutturali come il nuovo cavalcavia sulla tangenziale e la bretella che attraverso il Pip 5 collegherà la Nonantolana alla tangenziale. Sempre nel 2003 partiranno i lavori di realizzazione delle due rotatorie tra tangenziale e via Emilia e tangenziale e via Vignolese (per 10 milioni di euro col contributo di Anas e Provincia). Superati i problemi legati agli espropri, partiranno anche alcuni interventi legati al piano della mobilità come la rotatoria all'intersezione Ciro Menotti-via Divisione Acqui e la messa a doppio senso di circolazione di via Menotti, viale Trento Trieste e viale Reiter. A inizio del 2003 sarà poi formalizzato il bando per la concessione di contributi a privati per la realizzazione di parcheggi sotterranei in aree del centro e della prima periferia, mentre partirà l'intervento privato per l'attuazione del parcheggio all'ex-cinema Odeon. Lavoreremo inoltre perché, entro il 2003, possano avviarsi anche i lavori della complanare dalla Nuova Estense al casello di Modena sud.
Per ciò che riguarda la riqualificazione della fascia ferroviaria (oltre al già citato progetto sulla sicurezza urbana) il 2003 vedrà il completamento del concorso e l'avvio dell'intervento sull'area comunale dell'ex-Mercato Bestiame. Partiranno inoltre i lavori di recupero e di ristrutturazione della Palazzina Pucci (Mercato Bestiame), primo stralcio funzionale anche alla realizzazione della nuova scuola media Marconi (intervento anch'esso ricompreso nei finanziamenti per la sicurezza). Oltre al proseguimento dei lavori nei comparti Acciaierie, Frigoriferi generali ed ex-Corni, ed all'avvio dell'intervento alle Fonderie, saranno approvati i piani particolareggiati riferiti al comparto ex-Vinacce e alla Benfra.
Quanto all'area di Cittanova 2000, in base alle indicazioni che usciranno dal bando di preselezione, e una volta scelto il soggetto privato chiamato a realizzare l'intervento sull'area di 147 mila metri quadrati messa in vendita dal Comune, nel 2003 verrà definito compiutamente il progetto esecutivo. Nell'area partirà anche il cantiere per la realizzazione del Palazzo della formazione.
C'è poi il capitolo di qualificazione del patrimonio architettonico e culturale, strettamente intrecciato alla riqualificazione del centro storico, che sta conoscendo una vera e propria fase di rilancio e rivitalizzazione, alla quale stanno contribuendo numerosissimi interventi pubblici e privati. Oltre al varo del piano di recupero su piazza Matteotti, il 2003 sarà caratterizzato, per effetto dell'intesa realizzata con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, dall'intervento di completamento del recupero di palazzo Santa Margherita (per oltre 5 milioni di euro), al via a inizio anno. Sulla base degli esiti del bando di selezione del soggetto privato chiamato a completare l'intervento di recupero e poi a gestire lo spazio, anche l'ex-baluardo della Cittadella potrà essere consegnato alla città e particolarmente ai giovani per la fine del 2003. Nel corso dell'anno sarà avviato anche il progetto di riqualificazione dell'area di via Saragozza, ricalcando il modello sperimentato con tanto successo nella zona della Pomposa. In via di realizzazione anche il piano di edilizia giudiziaria, che vedrà già nel 2004 il completamento dei lavori su Palazzo Martinelli e nel complesso di San Pietro, costituendo un vero e proprio polo giudiziario nel cuore della città. Anche il recupero delle ex-scuole di piazza Redecocca, nelle quali nell'autunno del 2003 verrà trasferita la sede della Circoscrizione Centro Storico, assume una valenza strategica sia per il mantenimento di funzioni pubbliche in centro, ma anche per poter liberare il complesso di San Paolo nel quale troveranno sede servizi universitari e due nuove scuole.
Infine, di straordinaria importanza è l'intesa maturata tra Comune e Provincia, che sarà perfezionata nella prossime settimane per definire la cessione del S.Agostino: una rilevante operazione di recupero di un vasto complesso monumentale attraverso la destinazione a una funzione pubblica di forte attrattività che si consolida sul centro cittadino, e del pari ad alta valenza sociale, perché i proventi sono finalizzati al completamento, per la quota spettante al Comune, del nuovo Ospedale di Baggiovara. Ma nel 2003 sono particolarmente importanti anche gli investimenti nel campo dell'edilizia sportiva, tra i quali spicca il completamento, insieme al Modena calcio, dell'ampliamento dello stadio Braglia, per portarlo a una capienza complessiva di 20 mila posti (per oltre 4 milioni di euro, come quota parte del Comune). Nel corso dell'anno, poi, si completeranno i lavori alla piscina coperta di via Dogali (800 mila euro) per poi affrontare quelli sulla vasca scoperta. Entro la legislatura partiranno i lavori di ampliamento della palestra Barbieri, sede della Società Panaro, oltre alla realizzazione di una nuova struttura per il basket Proseguiranno anche gli interventi di potenziamento del sistema fognario, con investimenti consistenti tra cui spiccano il terzo stralcio del collettore di levante (3 milioni e 300 mila euro), l'intervento di riequilibrio del cavo Tre re (1 milione e 600 mila euro). E sarà anche avviato, per venire incontro, attraverso appropriate azioni di prevenzione, alle ormai ricorrenti mutazioni delle caratteristiche degli eventi climatici, un piano organico di manutenzione e sostituzione delle caditoie.
Sul versante dell'edilizia scolastica, che vedrà il completamento della nuova scuola elementare di Baggiovara e l'avvio di quella di Cognento, sono da segnalare nel 2003 - 2005 l'ampliamento delle scuole elementari "Lanfranco" (Cittanova) e Anna Frank, la ristrutturazione dell'istituto Sigonio e l'avvio della costruzione delle "nuove" Marconi, oltre a numerosi interventi di manutenzione, ristrutturazione e adeguamenti normativi in decine di altri edifici scolastici per un ammontare complessivo di oltre 25 milioni di euro.
Infine, nel corso del 2003 verrà definito e approvato il progetto esecutivo, con il concorso e la collaborazione degli stessi operatori, per la realizzazione della nuova sede della Polizia municipale, i cui lavori verranno avviati nei primi mesi del 2004.
Di non minore importanza, entro la fine della legislatura, sarà portato a compimento il piano di edilizia cimiteriale che aveva l'obiettivo di ampliare o ristrutturare tutti i cimiteri frazionali della città., oltre all'avvio della completa ristrutturazione di San Cataldo.
Pur in questo contesto di minori risorse disponibili per i tagli della finanziaria, e ribadendo che il bilancio 2003-2005 si prefigge l'obiettivo di realizzare un potenziamento dei servizi, il Comune di Modena ha scelto di agire in termini estremamente ridotti sulla leva fiscale. Va anche tenuto conto che gli interventi previsti si inseriscono in una riduzione delle aliquote IRPEF decise nazionalmente. Nella relazione finanziaria è acclusa una tabella, che evidenzia un'incidenza della nostra manovra sulle entrate assai poco significativa rispetto al reddito presunto di quattro diverse famiglie-tipo modenesi, e mi pare che rimanga poco spazio per la demagogia e le strumentalizzazioni, come quelle che, nei giorni scorsi hanno definito tali misure una "stangata".
La scelta fatta dall'Amministrazione è di mantenere invariate ICI (al 5,2 per mille sulla prima casa e al 6,7 per le altre abitazioni), addizionale IRPEF (allo 0,2%), TOSAP (la tassa per l'occupazione del suolo pubblico) e l'imposta sulla pubblicità. Come si evidenza nelle tabelle allegate alla relazione finanziaria, diversi altri Comuni capoluogo in regione hanno ritoccato o hanno intenzione di ritoccare l'ICI, avendo alcuni anche l'aliquota IRPEF già al livello dello 0,4%.
Quanto all'ICI, a Modena è poi da sottolineare che, mentre resterà ferma l'aliquota del 9 per mille per gli immobili sfitti da oltre due anni, l'aliquota per gli appartamenti in affitto a canone concordato, come già evidenziato, scenderà dal 4,8 al 3,5 per mille.
Sulla TARSU, stante l'obbligo di legge di arrivare nel 2004 a una copertura integrale dei costi del servizio, l'aumento medio è per il 2003 del 14% (nel 2002 la tariffa era rimasta invariata). Un aumento che dipende in maniera nettamente prevalente dal venire meno dei contributi di cui Modena ha potuto usufruire, derivanti alla produzione di energia elettrica dall'inceneritore. Tali contributi (pari 2,5 milioni di euro) abbattevano il costo del servizio di smaltimento. Dunque l'onere aggiuntivo su base annua per una famiglia con un appartamento di 80 metri sarà intorno ai 22 euro, che salgono a 41 per un appartamento di 150 metri (va ricordato che è poi confermata una riduzione del 30% per i single, a prescindere alla metratura della casa).
Sulle tariffe per i servizi a domanda individuale (ricordando che per l'accesso ai servizi si fa riferimento ai criteri ISEE), ci saranno aumenti medi intorno al 2,5%, volti semplicemente ad adeguarle all'andamento dell'inflazione reale e che non garantiranno, da soli, di mantenere inalterato il grado di copertura delle spese a fronte dei maggiori costi di gestione.
Nel complesso la spesa per servizi di welfare nell'anno 2003 è stimata in 40 milioni e 811 mila euro. Di questi, dalle tariffe pagate agli utenti, entreranno 13 milioni e 350 mila euro (con un grado di copertura dei costi pari al 32,7%). L'onere netto per l'Amministrazione (anche considerando, oltre alle tariffe, i contributi di altri enti) che viene finanziato con la fiscalità generale è di 18 milioni e 117 mila euro.
Ovviamente il dato sugli aumenti di tariffe è da assumere come valore medio che non considera la suddivisione degli utenti per fasce e quindi la conseguente modulazione delle tariffe in funzione del reddito.
Sul piano delle tariffe, infine, un incremento significativo è quello proposto per le tariffe dei parcometri, che subiranno un aumento volto ad allinearne il costo a quello della corsa semplice del trasporto pubblico, e comunque in linea con i prezzi delle altre città. In termini più precisi, il costo di un'ora di sosta lungo i viali passerà da 0,60 a 0,80 euro, mentre in Piazza Roma e piazzale Sant'Agostino la tariffa per la prima ora di sosta passerà da 1,1 a 1,3 euro.
Complessivamente, tuttavia, soprattutto quando sarà più evidente il quadro dei provvedimenti che verranno adottati dalle diverse amministrazioni locali, si vedrà che il Comune di Modena ha manovrato la leva degli incrementi delle entrate in modo contenuto.
Questa decisione ci consegna la responsabilità di gestire un bilancio di rigore, e di ricercare ogni possibile margine per ulteriori razionalizzazioni e ottimizzazioni, operando già sul 2003, ma soprattutto istruendo soluzioni in proiezione 2004. Ci sono funzioni che in questi anni, per effetto di nostre intuizioni, come nel caso del Progetto Europa, del Centro Musica, del Centro di Documentazione Educativa, sono cresciute, conquistando un posizionamento che potrebbe consentire, una volta individuati gli interlocutori giusti, pubblici e privati, di farle evolvere in agenzie autonome non tutte esclusivamente a carico del bilancio comunale per il loro funzionamento. Così pure si possono studiare innovazioni nelle forme gestionali, come positivamente sperimentato in talune attività in campo sportivo. E, inoltre, una volta che si sta completando il quadro dell'utilizzo dei contenitori storici nel centro per una serie di funzioni pubbliche, si può mettere mano a un progetto compiuto di logistica per il superamento delle sedi comunali in affitto, con positivi riflessi a medio termine sulla spesa corrente annuale: va in questo senso anche l'intervento previsto, proprio nel 2003, di ristrutturazione del terzo piano del Municipio (per 1 milione di euro), in modo da rendere disponibili nuovi spazi, unitamente al recupero di nuovi ambienti al piano terra per l'informazione e l'accoglienza dei cittadini e dei turisti.
Pur sottolineando la determinazione a ricercare ogni possibile soluzione di riorganizzazione dei fattori di costo, e fermo restando che noi continueremo con energia a rivendicare i crediti maturati verso lo Stato, è comunque necessario avere consapevolezza che, se non muteranno radicalmente le politiche nazionali, risulterà sempre più difficile in sede locale riuscire ad assicurare non solo una espansione, ma anche la salvaguardia degli attuali livelli di servizi. Anche quest'anno, nonostante tutti gli sforzi, noi lasciamo qualcosa per strada, in termini di opportunità per la città e talune sue esigenze.
Per questo il 2003 dovrà essere un anno ponte, utile anche a verificare ipotesi progettuali e finanziarie innovative, da consegnare come proposte e possibili percorsi di concretizzazione alla futura amministrazione della città.
In questa ottica, guardiamo con particolare interesse alle recenti dichiarazioni del Presidente della Giunta della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani, che ha accennato alla intenzione di dar vita a un fondo regionale per la non autosufficienza, da alimentare con risorse e modalità che dovranno essere ulteriormente specificate e chiarite, e che tuttavia rappresenta, a nostro avviso, il livello di approccio giusto su cui attestarsi per affrontare anche con soluzioni originali (peraltro già adombrate nell'impianto e nella discussione che accompagnarono l'approvazione della legge regionale n. 5/94) un tema di tale vastità e complessità, rimanendo tuttavia coerenti con le logiche del modello di welfare emiliano-romagnolo.
Questo riferimento deve costituire una sollecitazione anche per noi, per affrontare in una prospettiva di più ampio coinvolgimento di una pluralità di soggetti, pubblici e privati, le stesse sfide. Penso in particolare al ruolo che in questa prospettiva potrebbe essere interpretato dalle Fondazioni bancarie, in accordo con le istituzioni pubbliche, le diverse rappresentanze economiche e sociali, e l'area del volontariato e del no profit, per sviluppare progetti mirati nell'ambito della edilizia destinata all'affitto (con l'implementazione ad esempio di un fondo di rotazione a sostegno della realizzazione di alloggi), e per consolidare e promuovere esperienze nel campo dell'assistenza, sul modello di SERDOM. Il fatto che il 2003 sia a livello europeo anno internazionale sulla disabilità dovrebbe poter rappresentare uno stimolo, per tutti, a impegnarsi sul terreno di una progettualità, e di azioni concrete, coerenti con queste intenzioni.
Anche il lavoro in avanzata fase di impostazione, per la presentazione del Piano Strategico per la città, su cui dalla primavera inoltrata del prossimo anno chiameremo la società modenese a confrontarsi, deve costituire una preziosa occasione di messa a punto di idee e proposte, utili a garantire, pur in un orizzonte di innovazione, la continuità e l'espansione del nostro sistema di welfare comunale. Anche perché, che altro è l'autentico federalismo, se non appunto la capacità di sviluppare progetti con forte autonomia, e assumere su di essi una pienezza di responsabilità ?
Come si può ben vedere, in questa fase conclusiva di una esperienza di mandato si intrecciano fortemente sia gli aspetti di realizzazione e di consuntivo, sia gli elementi di criticità e le esigenze di innovazione in prospettiva futura.
L'augurio che la Giunta si fa è che, proprio per i suoi contenuti, questa proposta di bilancio offra spunti di confronto tra le forze politiche che possono gravitare sull'area del centro sinistra, per costruire o migliorare le convergenze programmatiche .
Sul finire di questo 2002 si è registrata la novità positiva, per il nostro Comune, del recupero di una adesione piena dello S.D.I. alla maggioranza di governo della città. E' un fatto politicamente significativo, che supera finalmente una incongruenza determinatasi con le elezioni del 1999, a cui mi auguro non sia indifferente il complesso di buoni risultati raggiunti. Auspico tuttavia che altri fatti analoghi possano seguirne, perché la collocazione fuori dallo schieramento del centro sinistra di una forza come quella dei repubblicani modenesi, continua a rimanere anomala rispetto alle tradizioni e all'identità di quel partito nel rapporto con le amministrazioni cittadine.
In vista della presentazione di questo bilancio, la maggioranza del centro sinistra ha avviato anche un tavolo di confronto con il gruppo di Rifondazione Comunista: un dialogo che in questi anni ha proceduto a intermittenza, a volte connotato da accenti polemici, ma anche da significative occasioni di sintonia.
Sarebbe utile ad entrambi, alla maggioranza di governo e a Rifondazione, che questa volta si desse luogo a un percorso più permanente di approfondimenti e ricerca di condivisioni: e per questo occorre che ci sia innanzitutto una comune intenzione e motivazione politica, soprattutto traguardando la prospettiva delle elezioni amministrative 2004.
Non si tratta, per Modena, di ragionare in una ottica da "cartello" di forze contro la destra: non c'è nessuno stato di necessità a suggerire l'opportunità di accordi politici più ampi tra il centro sinistra e la sinistra. Se si guarda alla realtà senza preconcetti o interessate deformazioni, e se si tiene conto di alcuni studi di carattere sociale (penso al sondaggio di Agenda 21 sulla percezione della qualità della vita da parte dei cittadini, che riflette ciò che ormai vediamo confermato da un ampio spettro di indicatori e riscontri, e se si incrociano tali dati con altri derivanti ormai da una molteplicità di ricerche) non si può non convenire sul fatto che la città registra buone performance, e che non emergono elementi di frattura tra i cittadini, con le loro percezioni circa le positività e i problemi, e l'Amministrazione. Tutto ciò, lo sappiamo bene, non è certo automaticamente trasferibile sul terreno del consenso elettorale.
E tuttavia resta un indicatore importante, anche perché se fosse di segno contrario, questo sì potrebbe costituire spia di un malessere, eventualmente in grado di incidere negativamente anche in termini di sostegno elettorale.
Insomma, qui la coalizione di centro sinistra non sta "come d'autunno, sugli alberi, le foglie", e Annibale non è certo alle porte. Ci sono problemi, sì, ma sono problemi comuni a tutte le aree sviluppate, alla quasi totalità delle città medio-grandi, soprattutto del Centro-nord del paese.
Ma questo non toglie che sui temi che ho precedentemente indicato, c'è per Modena un ruolo e una responsabilità non solo di autogoverno locale, ma anche in una prospettiva nazionale. Esattamente come quando, nel '95, la coalizione di centro sinistra anticipò lo schieramento che poi avrebbe portato nel '96 l'Ulivo alla vittoria nel Paese. Le situazioni sono diverse, certo, ma lo spazio per dar vita a un laboratorio politico andrebbe ricercato con convinzione, anche assumendo temi specifici di elaborazione, come potrebbe essere il terreno di una sperimentazione, attraverso le circoscrizioni, di alcune modalità e forme partecipate di bilancio sociale. Anche perché io resto convinto che, se è vero, come è vero, che ci sono molte differenze su punti specifici tra Ulivo e Rifondazione, queste tuttavia non dovrebbero poter prevalere rispetto ad una convergenza di fondo, sull'impianto di analisi e progetto politico che ho cercato di tratteggiare. Pertanto mi auguro, e noi come Giunta lavoreremo anche a servizio di questa prospettiva (non avendo peraltro almeno chi parla interessi né ruoli diretti da esercitare per il futuro) perché in questo anno, sulla gestione di queste linee di azioni concrete, e di elaborazione innovativa (a prescindere da quelle che saranno le determinazioni e gli atteggiamenti di voto sul bilancio) possa crescere in questo Consiglio un proficuo confronto tra la maggioranza di centro sinistra con le forze laiche e riformiste, e con Rifondazione.
Auspicando che ciò possa portare, nel prosieguo, a significative e più ampie convergenze, siamo aperti, nell'interesse della città, anche a un corretto e costruttivo, se lo si vorrà tale, rapporto dialettico con l'opposizione di centro destra, pur nella doverosa chiarezza della distinzione di ruoli e tenuto conto della alternatività dei rispettivi progetti politici. Ci sono momenti, tuttavia, in cui sarebbe utile superare contrapposizione ideologiche e guardare all'utilità che deriverebbe alla città di una convergenza di azioni, e comunque il dialogo resta sempre uno strumento importante e fondativo della democrazia.